Il mobbing

martedì, giugno 11, 2019 @ 02:06 PM
Autore: admin

La parola “mobbing” è ormai abbastanza diffusa, forse in alcuni casi anche abusata.
Tuttavia, è risaputo che oggi, purtroppo, sono molti i casi di “mobbing”, e non sempre vengono riconosciuti.
Le stesse vittime hanno il timore di ammettere di essere “mobbizzati”, forse per timore di perdere il lavoro, o forse per la paura di uscire allo scoperto e poi non ottenere giustizia.
Infatti, sempre più spesso i giudici sono molto molto cauti nel pronunciare sentenze che accertano casi di “mobbing”, con un conseguente ristoro dei notevoli danni subiti per mezzo di un risarcimento di tipo economico. Inoltre, la “Società”, in senso lato, difficilmente riconosce che una persona è vittima di mobbing, si pensa piuttosto che abbia manie di persecuzione, o che vi sia antipatica tra lavoratore e datore di lavoro, o che si tratti di discriminazioni razziali o sessuali, o chissà cos’altro, ma non di “mobbing”.
Persone, vittime di violenze, non sempre, o non solo fisiche, ma anche e soprattutto psicologiche, vittime di soprusi perpetrati ai loro danni giorno dopo giorno.
Vittime di violenza che potrà chiamarsi o presentarsi in qualunque forma: molestie, maltrattamenti, violenza morale, sessuale, fisica, crudeltà mentale.
Il maltrattamento morale, più di quello fisico, ha effetti subdoli, che si ripercuotono non solo sul soggetto mobbizzato, ma anche sulla sua famiglia o su chi circonda il maltrattato. Gli effetti sono sempre più gravi di quello che può apparire.
E’ necessario che le persone che subiscono maltrattamenti prendano, prima di tutto, coscienza di ciò che sta loro accadendo e che si facciano aiutare anche da professionisti in grado di farli uscire da questa spirale di violenza.

Molti si rivolgono all’Avvocato, prima ancora di aver avuto un incontro con uno psicologo o uno psicoterapeuta.
Se i comportamenti posti in essere non casualmente e non sporadicamente nei confronti del lavoratore da parte del datore di lavoro, di colleghi, o di un superiore, causano nel malcapitato un disagio grave, o comunque un danno a livello psicologico, si tratta di ben altra cosa della più volte riconosciuta giudizialmente “dequalificazione professionale”.
Infatti, molto spesso accade che casi di vero e proprio mobbing vengano fatti passare per casi di dequalificazione professionale, che è molto ricorrente, ma non così deleteria come il mobbing.
Purtroppo il vero mobbing è molto difficile da provare giudizialmente, poiché chi lo pone in essere è molto attento a non avere testimoni! Dunque, alla fine, tutto si risolve con il ricalcolo di quanto spetta al lavoratore/trice con l’attribuzione dell’esatta qualifica. Il danno da mobbing va ben oltre tale calcolo ed è ben più articolato.

Risulta veramente complesso e difficile provare che il comportamento posto in essere dal superiore, dal datore di lavoro, o dal collega configuri effettivamente ipotesi di “mobbing”. Chi lo attua, lo fa con malizia ed è molto attento a non fornire prove alla sua “vittima”, tuttavia non è impossibile ottenerle.
Oltre a provare quanto si va a denunciare alle Autorità, necessitano tutta una serie di valutazioni in merito al disagio psichico subìto e ciò può essere fatto solo da professionisti preparati in materia.

Quando si parla di “mobbing”, quasi sempre si fa riferimento al mondo del lavoro, mentre tale terminologia viene usata anche in ambito familiare.
A tal proposito, ho avuto modo di leggere un libro di Annamaria Bernardini De Pace, noto avvocato familiarista milanese: “Calci nel cuore”, che fa riferimento a casi di “mobbing familiare”.
Vi sono descritte storie veramente toccanti e reali, storie di violenza domestica che si consumano fra le pareti di casa, che vengono taciute per “amore” dell’altro.
Vittime e carnefici e nel mezzo innocenti – i figli -.
Ciò che serve veramente è prendere coscienza di quel che accade.

A PROPOSITO DI…

lunedì, giugno 10, 2019 @ 08:06 AM
Autore: admin

Quando la convivenza fra i coniugi diventa impossibile per i più svariati motivi, marito e moglie hanno diverse possibilità.

Non tutti sanno, ad esempio, che se c’è la volontà di recuperare il rapporto matrimoniale, di trovare una soluzione, i coniugi possono essere aiutati, ricorrendo alla cosiddetta “MEDIAZIONE FAMILIARE“, rivolgendosi a centri e/o professionisti specializzati in tal senso, al fine di iniziare un percorso di coppia che li aiuti a risolvere i conflitti ed a gestire i rapporti genitori/figli.

SEPARAZIONE

Nel caso in cui, però, i problemi sono tanti e tali da non consentire una riappacificazione, i coniugi dovranno procedere per la separazione personale.

Se sono d’accordo sulle condizioni, possono separarsi “CONSENSUALMENTE”, risparmiando tempo e soprattutto denaro.

Nel caso non fossero d’accordo, invece, sulle condizioni economiche o se uno dei due coniugi dovesse ritenere che non ci siano i presupposti per l’AFFIDAMENTO CONDIVISO DEI FIGLI, ovvero non c’è l’accordo su quale genitore coabiterà con i figli, sarà necessario depositare un ricorso per “SEPARAZIONE GIUDIZIALE”. Fissata l’udienza per la comparizione dei coniugi, il Presidente del Tribunale li sentirà personalmente, disporrà, se necessario, dei provvedimenti provvisori ed urgenti per quanto riguarda l’eventuale mantenimento dei figli e la loro collocazione ed eventualmente stabilirà anche un contributo al mantenimento del coniuge economicamente più debole, nonché l’assegnazione della casa coniugale, avuto riguardo alle richieste formulate dalle parti nei rispettivi atti, quindi, fatto ciò, nominerà un Giudice Istruttore che sarà investito della causa per la prosecuzione nella fase istruttoria, che è finalizzata a dar prova di eventuali richieste economiche delle parti, di eventuali addebiti e così via.

QUALCHE CONSIGLIO UTILE: La separazione presuppone sempre l’AFFIDAMENTO CONDIVISO DEI FIGLI e dunque, la potestà parentale rimarrà in capo ad entrambi i genitori. Non è più com’era ante riforma, quando il genitore non affidatario aveva una potestà affievolita, mantenendo comunque un potere di controllo.

I motivi per opporsi all’affidamento condiviso dei figli devono quindi essere gravi e ben motivati.

E’ necessario precisare, quindi, che ogni caso è a se stante e va studiato ed analizzato approfonditamente e difficilmente si possono fare dei paragoni con altri casi di amici, parenti e/o conoscenti.

NEGOZIAZIONE ASSISTITA

Nel caso in cui i coniugi non hanno figli, ovvero, se i figli sono ormai maggiorenni ed economicamente indipendenti, potrebbero optare per la “NEGOZIAZIONE ASSISTITA”, che consente loro di attivare una procedura molto più celere, rispetto alla richiesta di separazione personale, formulata con il deposito del ricorso presso il Tribunale competente, che comporta tempistiche più lunghe. I coniugi dovranno avere ognuno il proprio legale.

A PROPOSITO DI DIVORZIO

La Legge del 06 maggio 2015 n. 55, ha introdotto il cosiddetto “DIVORZIO BREVE“, intendendo con tale definizione che decorsi 6 mesi (contrariamente ai tre anni previsti in precedenza) dall’omologazione della separazione consensuale, i coniugi che erano stati autorizzati dal Tribunale a vivere separati, se ne hanno l’interesse, possono chiedere lo scioglimento del matrimonio civile, o la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, ovvero, nel caso di separazione giudiziale, potranno chiedere il divorzio, decorsi 12 mesi dal deposito della sentenza di separazione.

Anche in caso di divorzio, se vi è accordo fra le parti può essere depositato un RICORSO CONGIUNTO, mentre, come spesso accade, se vi sono delle richieste da una delle parti, che l’altra non riconosce siano dovute, verrà depositato un ricorso per DIVORZIO GIUDIZIALE.

Spiegare in poche righe un istituto così complesso come il divorzio risulta veramente difficile, pertanto, è consigliabile, prima di decidere, parlarne con il proprio legale di fiducia che potrà mediare fra le parti, riuscendo, in alcuni casi, a trasformare un divorzio che inizialmente poteva essere giudiziale in un divorzio congiunto, guadagnandoci certamente, visti i tempi della giustizia.

NOVITA’: la legge sul divorzio breve ha introdotto delle novità, in particolare la possibilità di ottenere la pronuncia di divorzio senza doversi avvalere dell’intervento dell’avvocato. Dopo l’approvazione della Legge n. 55/2015, infatti, è possibile separarsi, divorziare o modificare le condizioni anche davanti al sindaco (o un suo delegato). In questo caso i coniugi hanno la facoltà di decidere se usufruire o no della tutela legale degli avvocati. Tuttavia, questa soluzione non potrà essere utilizzata in presenza di figli minori o maggiorenni bisognosi di tutela, o non economicamente indipendenti, nonché in casi di trasferimenti patrimoniali.

Cosa fare in caso di incidente stradale

sabato, settembre 29, 2018 @ 04:09 PM
Autore: admin

Quando succede un incidente stradale, anche se di lieve o media entità, spesso si rimane impressionati ed in preda al panico.
Innanzitutto, si deve mantenere la calma!
In caso di persone che sono rimaste ferite nell’incidente, anche se all’apparenza lievemente, chiamare il 118 e se non si ha una minima preparazione di primo soccorso, non muovere e non tentare di curare i feriti, poiché le loro condizioni potrebbero aggravarsi.

Se i veicoli coinvolti sono sulla sede stradale e se il luogo è poco visibile per conformazione ambientale o per l’illuminazione, cercate di segnalare l’ingombro ed il pericolo – a debita distanza – con gli appositi dispositivi, rimanendo al bordo della carreggiata ed indossando il gilet previsto dal Codice della Strada.

Chiamate la Polizia Municipale o altra Autorità che possa redigere un verbale dell’accaduto e per i rilievi.

Prima che arrivino le Autorità, se possibile, cercate di non spostare i mezzi coinvolti nell’incidente e se vi sono altre persone presenti cercate di ottenere i dati per eventuali testimonianze, segnalandoli anche all’Autorità che interverrà.

Se dopo aver causato l’incidente, uno dei mezzi si dilegua, è necessario annotare la targa ed il tipo di veicolo, al fine di effettuare delle ricerche per individuare gli eventuali responsabili.

Redigete il “Modulo di constatazione amichevole di incidente”, cosiddetto “C.A.I.”, indicando chiaramente le modalità del sinistro, la data, l’ora, ed il luogo. Servono inoltre i dati dei conducenti e dei proprietari degli autoveicoli, il modello e le targhe, le Compagnie di assicurazione ove i veicoli sono assicurati, il nome di eventuali testimoni e se non ci sono contestazioni sulla dinamica del sinistro e sulle responsabilità, al fondo deve essere apposta la firma delle parti coinvolte nel sinistro, nel caso di feriti devono essere indicate le generalità nel retro del modulo.

Qualora il modulo non venisse firmato da entrambe le parti ha comunque valore per la denuncia del sinistro alla propria Compagnia di assicurazione, che solitamente deve avvenire tempestivamente (possibilmente entro 3 giorni dall’accaduto), in quanto contiene tutti i dati necessari per rendere più rapida la procedura di risarcimento.

QUALCHE CONSIGLIO UTILE: Con il telefono cellulare, o se avete una macchina fotografica a portata di mano è consigliabile fare delle fotografie nell’immediatezza del fatto, proprio per rilevare la posizione ed i danni dei veicoli coinvolti, prima che vengano spostati, qualora creino grave intralcio.

Reperire i dati di eventuali persone presenti al fatto, per comunicarli alla Polizia Municipale intervenuta ed all’Assicurazione.

Tutto quanto sopra indicato è necessario per avviare la pratica di risarcimento del danno subìto (materiale, cioè all’autoveicolo, e/o fisico).
Il professionista incaricato potrà così inoltrare una richiesta di risarcimento con lettera raccomandata a.r., sia al proprietario dell’autoveicolo, sia alla sua Compagnia di assicurazioni.
Inizierà così una trattativa, stragiudiziale, con i liquidatori incaricati del sinistro. Qualora non fosse raggiunto un accordo sulla somma relativa ai danni subiti, verrà attivata la procedura giudiziale.

Descrivere in poche righe tutta la procedura relativa al risarcimento dei danni risulterebbe troppo complesso. Tuttavia, si deve evidenziare che sovente è necessario l’intervento di un professionista che sia in grado di districarsi nei complessi meandri della burocrazia attuata dalle Compagnie di Assicurazioni, che assumono atteggiamenti non sempre troppo limpidi.
Come noto alcuni operatori assumono atteggiamenti dilatori o pongono in essere tentativi di pagamento in misure minime, pressoché irrisorie, richiedendo la firma per quietanza al danneggiato.
Se proprio volete ricorrere al “fai da te”, non firmate mai nulla se non siete certi che l’offerta proposta sia il reale ammontare del risarcimento che Vi spetta.

Va evidenziato, inoltre, che le norme in materia sono numerose e complesse ed attualmente sono state notevolmente modificate e continuano ad essere in continua evoluzione.

Numeri telefonici utili: 112 Carabinieri; 113 Polizia; 115 Vigili del Fuoco; 116 Soccorso stradale ACI; 118 Soccorso Avanzato.